Idioteque

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C’era una volta un tempo
in cui l’uomo usciva là per strada e diceva:”Toh!Fa freddo!”
per cui-per non tremare e sbattere i denti- si fermava a un banco di mercato
e comprava una pelle di montone, se la ficcava in spalla bella stretta e il freddo era risolto.
Insomma, la pelle di montone serviva a star caldi: basta.
Chi vuol capire, di voi che mi ascoltate, capisca.
C’era una volta un tempo
in cui la donna-ogni volta che cadeva un giorno di festa-
comprava una veste nuova, per onorare la festa, perché suo marito la vedesse quel giorno più bella.
Insomma, la veste nuova serviva per festeggiare: basta.
Così come un tempo i carretti servivano a viaggiare,
le mense a nutrire, i rosari a pregare,
le scarpe a non bruciarsi i piedi, gli stivali a non bagnarseli,
i capelli a ripararsi dal vento, e i coltelli ad affettare il lardo.
Che è come dire che ci fu un tempo- perché ci fu, eccome-
un tempo in cui gli oggetti-le cose!- servivano a qualcosa,
a far vivere meglio l’uomo, a risolvergli i problemi.

Oggigiorno però no.
Tutta un’altra storia.
Perché -in quest’epoca sciagurata che è la nostra- gli oggetti tutti si sono ribellati,
le cosiddette “cose” hanno fatto una gran rivoluzione e grazie alla vostra scemenza
eccovi serviti: siete voi ora, gli uomini, a servire gli oggetti.
Loro vi comandano.
Loro vi mettono in riga, loro pretendono.
Siete tutti diventati schiavi, servi: ma non di qualcuno, bensì-che è il colmo- di qualcosa.

Avete bisogno di apparire. Tutti.
E per apparire vi servono “le cose”.
Non si può vivere senza quel vestito, senza quel mantellino, senza quel cappello.
La vanità vi ha schiacciati: siete persi ai suoi piedi, pur di mettervi in mostra.

Non vi abbigliate più per star caldi d’inverno o più freschi d’estate:
voi cercate-e spendete denari- per l’apparire.
Non vi importa nulla della sostanza: vi basta sembrare.
Ed ecco infatti che i vestiti hanno la meglio: trionfano, vi hanno corrotto l’anima e l’animo,
siete capaci perfino di star male, di soffrire, di piangere, strapparvi i capelli
perché il vostro aspetto non vi piace.
Razza di scimuniti e di involucri vuoti!
Ma a che vi serve il vestito se non c’è dentro l’uomo?
a che vi serve impazzire a cercare il colore della stoffa, il ghirigoro che decora, l’accessorio, il gingillo?
Non vedete come siete ridotti a servi delle stoffe?

E le donne?
Ormai hanno occhi solo per la foggia. Per la figura, per il sembiante, per il modo di rappresentarsi.
Non c’è uno più che badi a cosa dite, a che pensieri fate, a che discorsi emettete dalla bocca:
ormai della bocca si guarda solo il disegno delle labbra.
E della testa chi se ne importa?
Di quello che c’è dentro, dico: nulla.
A voi basta il taglio dei capelli.

Dio benedica quel tempo che dicevo, quando le sedie stavano lì solo per sedersi,
i tavoli per appoggiarsi e i letti per dormire.
Siete una civiltà di pazzi, che oltre alla fede ha perso l’intelletto:
vi riempite le dimore di oggetti, di cose, di roba, di paccottiglia.
Volete le sedie fatte in un certo modo, il tavolo non va bene se non è dipinto,
il letto deve essere composto in tal modo,
e se così uscite di senno per cose semplici rese complicate,
ancor più siete capaci di dar di fuori per quelle sciocchezze ridicole per cui smaniate:
pretendete quel giochetto che è di moda, quel dipinto che tutti dicono,
quella cianfrusaglia che non serve a niente ma che vanità vi impone!
Vanità, vi dico: solo vanità!
Solo il trucco di gente povera- misera, senza un grammo d’anima né di intelligenza-
che così s’illude di essere ricca.
E’ così? Vi sentirete meglio- uomini e donne felici- se avrete quell’oggetto, quella cosa, quel trastullo?
Io vi dico: l’uomo felice non ha bisogno di nulla.
E dico, e ripeto: nulla.
Più si è liberi, più si è candidati a sorridere.
Più roba si ha- più oggetti vi ficcate in casa-
e più sarete bloccati, incatenati, prigionieri.

Farete la fine- ecco, sì, voglio dirlo- di quel nocchiero che aveva riempito la sua barchetta
d’una tal stiva di merce che al primo colpo d’onda la nave colò a picco.
Parlo così perchè sono un vecchio? Parlo così perchè sono un frate?
Sarà. Ma fossi in voi mi guarderei un po’ dentro: siete o non siete angosciati dall’incubo d’apparire?
E’ o non è questa l’epoca della vanità più che ogni altra?
Forma, forma, forma!
Apparati, confezioni, agghindamenti!
Questa è l’epoca in cui invidiate chi appare meglio.
Vi ingelosite per chi ha che cosa.
Vendereste l’anima per avere, avere, avere.
Perchè per voi avere è apparire.

Ho il sogno di vedervi rinsavire.
Ho il sogno di vedervi spalancare porte e finestre
buttando fuori finalmente tutta la zavorra delle vostre sceneggiate.
Distruggete la scenografia.
Bruciate in un bel rogo l’immondizia delle stupidaggini e della chincaglieria,
basta con il credersi migliori se si hanno tante cose e zero senso d’essere.
Le cose non ci danno né vi daranno niente, il senso sta altrove.
Il legno è solo legno, non sa nulla di voi né vi può aiutare.
E così la stoffa non sa nulla dell’uomo, né lo sanno il ferro e i metalli preziosi.

Quando vedrete una matrona tutta oro,
imparate a non dire ‘beata lei’ ma ‘poveraccia’
perchè io vi dico che più oro splende e più miseria c’è sotto.
Quando vedrete un tale sfrecciare per la via
con una carrozza veloce e cavalli arabi
imparate a non dire ‘se fossi in lui sarei felice’
bensì gridategli dietro ‘è più felice di te un mendicante!’
Perchè anche qui vi dico:
più un uomo ha bisogno di apparire e più vuol dire che ha paura, che si nasconde,
che ha voglia matta di star coperto sotto una coltre di paccottiglia,
cosicché non parli più lui -il suo modo d’essere- bensì la sua roba.
Ecco: egli è un vero povero.
Perchè è il nulla: un vuoto ambulante.
Splende fuori quanto dentro è arido.
Vi supplico, gente:
non confondete l’essere con l’avere.
E ogni volta che vi parrà di cadere a precipizio in quella trappola
per cui dentro a voi sentite una voce dire
‘sarei felice se solo avessi…’,
io vi dico: non vi fidate.
E’ solo un’esca.
E’ solo una scorciatoia che porta dritti nella selva.
Non sono le ‘cose’ che fanno migliore la vita all’uomo.
E a chi mi guarda, adesso, con gli occhi dubbiosi
- come se volesse dirmi ‘stati esagerando, frate’-
a tutti questi io rispondo senza paura:
beato colui a cui basta il sole del mattino e la pioggia d’inverno,
beato colui che non è piegato, incastrato,
ingobbito sotto un carico di roba inutile.
Avverrà di lui come di quel pellegrino sulla Francigena
che pretendeva di far tutta la via
trainando un carro stracolmo di ceri e di candele d’ogni foggia.
Io vi dico: meglio sarebbe stato per lui
giungere a Roma con un solo piccolo cero
che attardarsi con tutto quel trasporto
facendo un miglio e non di più da mane a sera:
perché fu a causa di quel carico immane
che egli fu colto da Morte ancora sulla via
e nessun cero- fra i mille che portava- gli rese più serena la fine.
Non fate come lui.
Liberatevi dai fardelli.
Scioglietevi dalle cose.
Mollate gli ormeggi.
Siate uomini, vivete da esseri umani.
Lasciate le cose alle cose, gli oggetti agli oggetti.
Voi respirate, gente, voi respirate: le cose no.

"

- Don Gallo, Massini- Io non taccio, Prediche di Girolamo Savonarola

Ci sono momenti in cui l’apatia prende il sopravvento. Momenti che durano, secondi, minuti, ore, giorni e che sembrano difficilissimi da superare. E in quei giorni che ho una voglia assurda di sedermi per terra in strada e sdraiarmi per terra con la gente che mi passa intorno. 

A volte mi domando perchè lottare, tanto ogni sforzo risulta completamente inutile. E’ una giungla, migliaia e migliaia di persone per un unico posto. Sembra un po’ la lotta che fa lo spermatozoo per poter arrivare prima degli altri alle tube uterine per poter fecondare l’ovulo. 
A mio avviso siamo tutti un po’ coglioni  perchè in fin dei conti facciamo il loro gioco a questo gioco. Le aziende guadagnano, i commercianti guadagnano e gli unici che perdono soldi, tempo e fantasia siamo noi. 
Viviamo costantemente con l’illusione che qualcosa possa andare bene, che la nostra vita possa avere finalmente la svolta che abbiamo sognato in 3 anni di università, invece non è e non sarà mai così. Chi deve essere assunto verrà assunto, e a noi tocca un effimera speranza di poter essere assunti una volta che la corte reale abbia ottenuto ciò per cui ha pagato. Uno stupidissimo, fottuto e sacrosanto posto di lavoro. 

…perchè ogni volta che devo fare qualcosa succede sempre qualcosa

Ho un ossessione che non riesco a controllare, la magrezza.
Non sono anoressico anzi a mio avviso ho anche qualche kg di troppo e amo mangiare. E appunto per questo mi incazzo e odio il mio corpo. Quella pancia che per qualcuno è una cosa normale per me è qualcosa di eccessivo. Quando mi guardo allo specchio, cosa che faccio più volte al giorno, ai miei occhi mi vedo come un obeso. Quando vedo la mia ragazza, che ama mangiare, mangiare di più o mangiare qualche dolce anche se dice di stare a dieta mi fa male e mi incazzo. Non perchè ha qualche kg in più, non perchè potrebbe ingrassare e piacermi di meno ma semplicemente perchè mangia. 

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Ennesima chiamata, ennesimo porta a porta, ennesimo vaffanculo.